
Critical Mass - la Massa Critica è una coincidenza prevista, una simpatica "marachella", una piccola rivolta dei ciclisti (vorrei tanto poter anche aggiungere "dei pedoni") "
per reclamare strade a misura d’umanita’, per gridare che l’automobile non e’ _l’unico_ mezzo di trasporto, ma soltanto il piu’ dannoso".
"...e’ un semplice appuntamento di ciclisti che casualmente si ritrovano a percorrere tutti la stessa strada, magari lentamente... magari al centro della carreggiata... in una via solitamente trafficata... all’ora di punta..."
E' un modo di protestare e di farsi conoscere figlio del corteo, ma in qualche modo ad esso estraneo. Lo slogan di base viene sostuito dalla incontrovertibile realtà materiale della bicicletta.
Il target non è tanto l'amministrazione comunale o statale quanto il volto infuriato dell'automobilista bloccato - come se non lo fosse sempre stato - all'incrocio, in attesa che il lungo ed eterogeneo serpentone di bici passi lentamente.
I colpi di clacson, il linguaggio preferito dell'automobolista nevrotico assieme all'uso della calunnia contro le progenitrici dell'avversario di turno, si tramuta in una sorta di applauso per il partecipante al randez-vous, che assume una sorta di ghigno beffardo. Si, perché per una volta si può "vendicare" dei numerosi soprusi subiti dalle macchine: lo smog, gli sportelli aperti improvvisamente, il caldo bruciante dei condizionamenti d'aria ai semafori, le onde d'urto della velocità e gli incidenti, sempre sempre sempre sfavorevoli al ciclista.

S. Giovanni, sabato, all'incirca alle 9.00 di sera. Il serpente "a sonagli" - con i campanelli che trillano - attraversa la piazza. Il passaggio dura circa dieci minuti, osando violare il semaforo verde per le automobili. Qualcuno applaude, io fotografo divertito, la maggior parte suona il clacson infuriata. Questioni di punti di vista: qualcuno ha ragione, qualcuno potrebbe arrivare in ritardo all'aperitivo.
Tor Pignattara, domenica, ore 12.00. Sotto il portone di un mega-condominio "a cassetti", tre persone discutono del Critical Mass.
"...e tutti 'sti matti, a blocca er traffico. Ma io dico se se po' fa così!"
Quand'ecco che entro io, bici e caschetto alla mano. Uno di loro si gira e indica, come a dire "eccone uno". L'altro:
"Mica ci stavi pure te!?"
"Io, no. Ma tifo comunque per loro!"
...ed inizia la discussione. Da un lato il diritto a circolare a qualunque costo dell'automobilista; dall'altro il diritto ad esprimere il proprio modo di vedere la città.
"... le vorrei far notare che è grazie alle persone che piano piano scelgono di usare la bici, che l'aria, il traffico, la città sono leggermente più accettabili di prima".
"E che la bici nun inquina?"
Come la bici inquina? Forse intende il ciclo produttivo... forse l'emissione di metano da parti poco nobili dei ciclisti...
"Come sarebbe a dire che inquina?" gli chiedo mentre cerco una marmitta nascosta sul telaio della mia bici.
"Eh, si, perché co 'ste rote de gomma, tutta sta gomma che va pe' aria...mica fa bene!" mi precisa, tutto serio, mentre gli altri due annuiscono convinti.
Aiuto. Saluto e scappo. Arrivederci (a mai più). E mi si scatenano nella testa tante domande:
E' una battaglia persa? E' una battaglia? O è una commedia? Od una tragedia? E' possibile il dialogo? A che serve il dialogo? Oppure è tutto un muro di gomma? Chi voteranno oggi i signori in questione? ...
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