Luigi studia architettura. Luigi scrive un blog. Luigi utilizza il web per condividere, per conoscere, per collaborare. Luigi è uno dei pochi studenti blogger di architettura in Italia. Il suo blog si chiama CafféArchitettura. Mi piace questo nome. Forse perché adoravo rosolarmi al sole seduto a un tavolino esterno di un caffé, nelle poche giornate soleggiate della piovosa Lille (la città più piovosa d'Europa). Forse perché ho sempre desiderato trovare un posto rilassante dove poter chiacchierare di architettura e di tutto il resto. A Roma non c'è la cultura del Caffé, ma quella del Bar. Nessun tavolo, nessuna sosta lunga, si usa il bancone. La ridotta quantità del caffé espresso velocizza ulteriormente la consumazione. Forse un blog, per adesso, può sopperire alla mancanza di un luogo fisico. Se proprio mi manca il sole, porto il portatile sul terrazzo o in giardino. Potere del wi-fi.
Luigi è il primo guest blogger su AiP. Quando avrò l'opportunità, lascerò la tastiera all'ospite che potrà esprimersi su un tema libero. Perché? In questo modo, il blog più piccolo ottiene visibilità mentre quello più grande ottiene contenuti. Visione venale. I lettori e i blogger ottengono invece un confronto (non scontro, come si usa da altre parti) diretto. Due modi di scrivere, due modi di pensare. Visione personale. Ora, spazio a Luigi:

Storie di ArchitetturaLuigi è il primo guest blogger su AiP. Quando avrò l'opportunità, lascerò la tastiera all'ospite che potrà esprimersi su un tema libero. Perché? In questo modo, il blog più piccolo ottiene visibilità mentre quello più grande ottiene contenuti. Visione venale. I lettori e i blogger ottengono invece un confronto (non scontro, come si usa da altre parti) diretto. Due modi di scrivere, due modi di pensare. Visione personale. Ora, spazio a Luigi:

L’approccio alla storia dell’architettura risulta spesso un momento di smarrimento dinanzi al quale uno stato depressivo acuto può facilmente manifestarsi nelle forme più svariate. Si pensi allo studente che si accinge a sfogliare il suo primo manuale di storia dell’architettura.
Improvvisamente appaiono una serie infinita di nomi – architetti ed architetture – connessi inevitabilmente ad altrettante date, il tutto condito dagli eventi storici, sociali ed economici che intimamente si fondono in un unicum, dando vita alla gloriosa Storia dell’architettura.
Alcune considerazioni. Mies van de Rohe e Le Corbusier, maestri per eccellenza del moderno, non hanno frequentato alcun corso di architettura. Percorsi diversi certo, ma nessuna frequentazione in accademie prestigiose al contrario di Gropius, ad esempio, di famiglia benestante, cui non mancò affatto un corso formativo ineccepibile. All’età di quindici anni Mies provò la fatica del cantiere, lavorando per un anno circa come manovale presso un impresa di costruzione della sua città natale, prima di frequentare un corso serale di disegno e di essere assunto nello studio di Behrens. Le Corbusier, autodidatta per eccellenza, si trasferì a Parigi per frequentare assiduamente musei e biblioteche, alla ricerca di un ambiente culturale sicuramente più pregnante dei monti del Giura.
Perché ricordare questi inizi inusuali? Il dubbio sorge spontaneo: è un caso forse che i due maestri del Moderno non avessero solide basi di conoscenze storiche? Mi spiego meglio. Entrambi fin dagli esordi – Le Corbusier più di Mies – disegnano, discutono, parlano e scrivono un linguaggio moderno ben lungi da qualsiasi revival neoclassicista tanto in voga nelle accademie. Probabilmente non avendo subito passivamente l’insegnamento della storia dell’architettura – o meglio, calandoci nel periodo, storia e canoni degli stili – riescono caparbiamente, e credo anche inconsciamente, a dribblare le lezioni di revival tanto care al regime Beaux-Arts.
A questo punto si pongono una serie di quesiti: studiare la storia, tutto ciò che ci ha preceduto è un atto dovuto, formale, o un atto necessario, indispensabile? La storia dell’architettura, può risultare un’arma pericolosa?
Un dato di fatto: gli studenti di architettura non studiano la storia o, nel migliore dei casi, la studiano con distacco, convinti della sua inutilità. Ovviamente mai fare di tutta un’erba un fascio. Esistono le dovute eccezioni ma, si nota, è palpabile, un impoverimento generale, di massa, ravvisabile tra gli attuali studenti di architettura. Impoverimento che a mio avviso è una delle cause dello stato di crisi dell’architettura italiana contemporanea. Non studiare la storia dell’architettura non aiuta a sviluppare quella sensibilità critica necessaria, indispensabile, nel momento in cui sfogliamo le sfavillanti riviste nostrane – e non solo nostrane – o scorriamo una di seguito all’altra le immagini di architettura che in quantità abnormi circolano sul web. Si compie cosi il tragico destino degli studenti affaccendati a scopiazzare, ripeto acriticamente, immagini di un mondo figurativo afferente sempre più ad un universo spiccatamente tecnologico, che non possediamo. Dopo una serie estenuante di corsi e ricorsi, esercitazioni ed esami, le nostre facoltà di architettura ci congedono senza il minimo possesso di una cultura tecnologica a passo con i tempi. Continuano ad abbondare le lezioni sui portali in pietra e telai piani in cemento armato. Ma poi? Nulla più.
La conoscenza della storia è fondamentale. Non si possono trasgredire le regole se non si conoscono le regole. Non ci si può liberare dal passato se non si conosce il passato. Non possiamo essere contemporanei se non si conosce la storia dell’architettura.
Improvvisamente appaiono una serie infinita di nomi – architetti ed architetture – connessi inevitabilmente ad altrettante date, il tutto condito dagli eventi storici, sociali ed economici che intimamente si fondono in un unicum, dando vita alla gloriosa Storia dell’architettura.
Alcune considerazioni. Mies van de Rohe e Le Corbusier, maestri per eccellenza del moderno, non hanno frequentato alcun corso di architettura. Percorsi diversi certo, ma nessuna frequentazione in accademie prestigiose al contrario di Gropius, ad esempio, di famiglia benestante, cui non mancò affatto un corso formativo ineccepibile. All’età di quindici anni Mies provò la fatica del cantiere, lavorando per un anno circa come manovale presso un impresa di costruzione della sua città natale, prima di frequentare un corso serale di disegno e di essere assunto nello studio di Behrens. Le Corbusier, autodidatta per eccellenza, si trasferì a Parigi per frequentare assiduamente musei e biblioteche, alla ricerca di un ambiente culturale sicuramente più pregnante dei monti del Giura.
Perché ricordare questi inizi inusuali? Il dubbio sorge spontaneo: è un caso forse che i due maestri del Moderno non avessero solide basi di conoscenze storiche? Mi spiego meglio. Entrambi fin dagli esordi – Le Corbusier più di Mies – disegnano, discutono, parlano e scrivono un linguaggio moderno ben lungi da qualsiasi revival neoclassicista tanto in voga nelle accademie. Probabilmente non avendo subito passivamente l’insegnamento della storia dell’architettura – o meglio, calandoci nel periodo, storia e canoni degli stili – riescono caparbiamente, e credo anche inconsciamente, a dribblare le lezioni di revival tanto care al regime Beaux-Arts.
A questo punto si pongono una serie di quesiti: studiare la storia, tutto ciò che ci ha preceduto è un atto dovuto, formale, o un atto necessario, indispensabile? La storia dell’architettura, può risultare un’arma pericolosa?
Un dato di fatto: gli studenti di architettura non studiano la storia o, nel migliore dei casi, la studiano con distacco, convinti della sua inutilità. Ovviamente mai fare di tutta un’erba un fascio. Esistono le dovute eccezioni ma, si nota, è palpabile, un impoverimento generale, di massa, ravvisabile tra gli attuali studenti di architettura. Impoverimento che a mio avviso è una delle cause dello stato di crisi dell’architettura italiana contemporanea. Non studiare la storia dell’architettura non aiuta a sviluppare quella sensibilità critica necessaria, indispensabile, nel momento in cui sfogliamo le sfavillanti riviste nostrane – e non solo nostrane – o scorriamo una di seguito all’altra le immagini di architettura che in quantità abnormi circolano sul web. Si compie cosi il tragico destino degli studenti affaccendati a scopiazzare, ripeto acriticamente, immagini di un mondo figurativo afferente sempre più ad un universo spiccatamente tecnologico, che non possediamo. Dopo una serie estenuante di corsi e ricorsi, esercitazioni ed esami, le nostre facoltà di architettura ci congedono senza il minimo possesso di una cultura tecnologica a passo con i tempi. Continuano ad abbondare le lezioni sui portali in pietra e telai piani in cemento armato. Ma poi? Nulla più.
La conoscenza della storia è fondamentale. Non si possono trasgredire le regole se non si conoscono le regole. Non ci si può liberare dal passato se non si conosce il passato. Non possiamo essere contemporanei se non si conosce la storia dell’architettura.
Luigi Moffa
CafféArchitettura
CafféArchitettura
Potete scaricare il post in formato PDF, per una più comoda lettura stampata.




4 commenti:
Seguo già da tempo entrambi i blog, bella l'iniziativa del "gemellaggio", dal confronto costruttivo di idee e vedute può solo nascere qualcosa di buono. Complimenti ancora...a entrambi!! :-)
Grazie per l'incoraggiamento! Ricordo che lo spazio guest è aperto a tutti, specie per chi vuole far conoscere il proprio blog appena nato.
Sono un architetto laureato a Valle Giulia nei primi anni ottanta, ormai lontani.
Ritengo che lo studio della storia dell'architettura sia fondamentale per diventare, se non un buon architetto, almeno un architetto degno di questo nome. Personalmente nel tempo ho ritenuto indistensabile accrescere le mie conoscenze di storia dell'architettura integrandole con quelle di storia dell'arte, che vi si intrecciano inevitabilmente. E' vero che Le Corbusier non proviene da una scuola, ma è altrettanto vero che ha poi fatto il suo "Viaggio in oriente" per conoscere di persona ciò che non aveva potuto apprendere teoricamente.
Non dimentichiamo poi quanto l'architettura rinascimentale per citarne una, debba allo studio degli antichi, attraverso trattati,vedi Vitruvio, e quanta importanza abbia dato essa stessa alla produzione di essi, vedi Palladio o Serlio.
Arch.Maria Cristina Latronico
Grazie al cielo....che sollievo!!!
sono una studentessa in ritardo (vado per i 25...) al primo anno di arch alla quaroni... e che ci crediate o no sono "capitata"su questo intervento proprio con i gomiti impuntati in segno di protesta sul libro si storia dell'architettura, prossima all'ultimo esonero...fra pochi 10 giorni... conosco lo sconforto,l'abbattimento morale che avviene nel momento in cui si affronta (anche un pò più grande anagraficamente rispetto alla media degli studenti del primo anno)un testo così pieno di informazioni, dettate poi dal delirio di chi queste cose LE SA GIA e non riesce a spiegarle come chi, per la prima volta nei miei lontani 14 anni, mi ha parlato di un tale fenomeno che era arrivato ad inondare le case di luce, innalzandole su dei pilotis in grado di liberare il terreno, liberando l'architettura... dandole dei 5 punti fondamentali...Sto lottando per visitare cantieri,ristrutturazioni, qualunque cosa che mi permetta di vedere al primo anno, con la mente ancora abbastanza neutra, quel "mattone che è veramente qualcosa,è realmente costruire, non è architettura sulla carta" (mies). Senza ancora molto successo, solo promesse. Lavoro anche. In un bar che gestiamo in famiglia e questo non collabora a lasciarmi del tempo libero...ma la zona pullula di architetti...professionisti...che mi domandano perchè,ad un pelo dalla sessione d'esame fra l'altro, non sono a questa o quella conferenza!!! ipocrisia... nient'altro...come posso valutare l'architetto, per me poeta della costruzione, senza conoscere ancora bene la storia della stessa e la vera maniera di realizzarla, di renderla reale... E sono una dei 12 che, su 150 studenti ca. del mio canale frequenta il corso di storia dell'architettura...che ha detta di chi frequenta assiduamente statica, fisica, matematica: "a cosa serve?!?!?"
....serve alla poesia!!!
ma intanto non ho nessuno ancora col quale parlare di questo mostro così grande che è la storia, senza annoiarlo... perchè parlandone passerebbe la paura!
quindi grazie, grazie perchè dopo queste lettura casuale e questo patetico(troppo lungo!) sfogo, mi sento meno depressa e più coraggiosa... perchè se sto faticando è solo perchè amo l'architettura... e non solo la sola... grazie.
Ilaria
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