
Le abitazioni, in città come Roma, Los Angeles e Tokyo, costano. Costano care. Di conseguenza le case diminuiscono la loro superficie. Diventano tremendamente piccole. Se abbiamo uno o più figli a carico, l'intimità e la privacy della coppia vanno a farsi benedire. I giovani poi, il problema non se lo pongono affatto. La casa è un miraggio e si vive con i genitori.
Gli americani, cultura meccanizzata per eccellenza, per risolvere il problema utilizzano la propria
automobile. Con questa raggiungono il
motel lungo l'autostrada, quello dei film di Quentin Tarantino o immortalato da
Lee Friedlander, per intenderci. Squallido, ripetitivo, arredato con lo stesso gusto e gli stessi materiali di un'utilitaria costruita a Detroit.
Noi italiani ci siamo meccanizzati più tardi ed inizialmente attraverso Vespa e Lambretta che permettevano di raggiungere la camporella, descritta amabilmente da Gian Franco Vené nel libro Vola colomba. Poi la speculazione edilizia ha allontanato ulteriormente il verde dalla città, ci siamo arricchiti e anziché raggiungere il motel - che comunque, da noi, quasi non esiste - utilizziamo direttamente la nostra piccola Fiat. Con lei davanti e il freno a mano, incombente, dietro.
I giapponesi vivono stretti in megalopoli, non hanno l'automobile e di conseguenza non hanno né il motel americano, né il contorsionismo e l'angoscia posteriore italiana. Hanno i love hotel.
immagine da wikipedia.orgIn tutto il Giappone sono più di 30.000 e di solito sono raggruppati in quartieri specifici, come Shibuya a Tokyo. Sono frequentati da ogni tipo di persona: giovani coppie da poco maritate, cornificatori di mogli o mariti, prostitute con i clienti, giovani. La privacy e la riservatezza sono garantite ed amplificate dalla cultura nipponica. Molti hotel usano reception automatiche: si introducono i soldi e si riceve la card per la stanza desiderata. Le entrate sono separate dalle uscite. E via dicendo.

La fotografa
Misty Keasler li ha studiati attraverso la propria macchina fotografica. Le sue immagini illustrano un mondo colorato e bizzarro. Se nella progettazione dei
luxury hotel si dividono i più affermati architetti mondiali e si fa sfoggio di design, nei
love hotel i progettisti spremono la loro fantasia perversa.


Ogni stanza fa testo a se. Da
Hello Kitty - l'onnipresente personaggio della Sanrio - a
I viaggi di Gulliver. Dall'infermeria agli igloo. Gli innocenti giochi dei bambini incontrano quelli degli adulti in un mix che inizialmente fa ridere, ma poi fa riflettere sulla nostra condizione di disagiati nevrotici cittadini.
In Italia, il mercato non manca. Il profitto è assicurato. Quanto mancherà per trovare un
love hotel a Roma?
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