Domanda: a quanti di noi, da bambini, non è mai capitato di fantasticare sulla casa dei nostri sogni; o anche solo su un posto dove potersi rifugiare, dove poter sentire di essere finalmente liberi? A tutti, credo.
Altra domanda, forse meno retorica della prima: quanti di noi hanno mai pensato di trovare questo posto su un albero? Forse non tutti, ma di certo una buona percentuale.
Le
case sugli alberi, non soltanto sono un ricordo che appartiene alla nostra infanzia, o un tema affrontato in svariati modi nella letteratura contemporanea, ma da oggi potrebbero divenire una realtà costruttiva concreta.
Esiste infatti un gruppo di progettazione romano che quotidianamente si interessa a queste tipologie di alloggi: Daniele Del Grande, Stefano La Rocca, Giosue Marigliano e Dario Romagnoli, sono i protagonisti de
La casa sull’albero, progettazione e realizzazione.
Si tratta di un approccio progettuale totalmente contro tendenza: alla frenesia di una realtà artificiale e costruita, l’elemento naturale diventa occasione privilegiata per acquisire nuovi punti di vista, per ri-apprezzare una natura troppo spesso sfruttata, per soffermarsi a riflettere sul senso vero delle cose. L’ecosostenibilità viene portata ad estreme conseguenze: è il mondo naturale a conformare quello artificiale, è la natura a dettare le sue regole.
Quanto detto sembrerebbe non avere nulla di concreto. Invece esistono già delle realizzazioni:
- Casa Hauset, progetto per la scuola materna dell'omonima cittadina belga, ne è l'esempio più palese
- Casa Franki, una rivisitazione della capanna dello zio Tom; una sorta di casetta da giardino appesa a due grandi querce, in cui poter trascorrere persino una fredda serata invernale: l'alloggio, infatti, è interamente coibentato, e possiede un camino per riscaldare l'ambiente interno

- Casa Joras, una piccola gemma incastonata tra le fronde, dotata di tutti gli impianti necessari che la rendono effettivamente, una vera e propria casa da vivere ).
- Casa Morgana, nome insolito per una residenza, ma che evoca il desiderio di fuga e di isolamento del “bambino” che è in ognuno di noi: è pensata infatti come rifugio, vicino un edificio preesistente, dove potersi ritirare dallo stress di ogni giorno

Accanto ad un’incessante lavoro di fantasia e sperimentazione, i nostri architetti, affrontano ogni piccolo dettaglio inerente la progettazione: studiano infatti le varie tipologie edilizie – piattaforma, multi-piano, grande, piccola, quadrata, rotonda; fanno un’analisi approfondita dello stato di salute dell’albero preso in considerazione (fusto, radici, fogliame); individuano le essenze arboree che singolarmente o in gruppo sono più idonee ad ospitare un edificio, partendo tuttavia dal presupposto della difficoltà oggettiva della sua realizzazione.

Viene affrontato anche il problema dell’utilizzo dei materiali. Anche se la soluzione legno su legno, è quella meno invasiva, non è l’unica. È previsto:
- l’utilizzo di materiali naturali e vegetali ( canapa, iuta, sughero, giunco ecc)
- l’utilizzo di metalli per l’interno, ad eccezione dell’acciaio, facilmente ossidabile
- l’utilizzo di materiali plastici come le resine, che grazie alla loro struttura facilmente conformabile, permettono la costruzione di gusci leggeri e funzionali
Il sistema tecnologico è, dunque affrontato in maniera pedissequa e puntuale, senza lasciare nulla al caso.
Chissà, forse le case sugli alberi diventeranno la nuova frontiera dell’architettura, quando l’uomo si renderà conto che non sempre l’ innovazione cibernetica e hi-tech conduce a forme di vita migliori e più progredite (nel senso lato del termine).
Dunque, nella caoticità della nostra giornata, troviamo qualche istante da dedicare interamente a noi stessi, raggiungiamo l’albero più vicino, e fermiamoci per un istante a riflettere: potremmo scoprire verità che non immaginavamo esistessero.