L'Architettura è un hobby saltuariamente retribuito? Non più, dal cucchiaio alla città... ma dal biglietto da visita al sito web. Se cade dal cielo qualche incarico con una parvenza di Architettura... è un enorme successo se non ci si rimette di tasca propria.
Quali sono le principali preoccupazioni di un neo.architetto?
- Sopravvivere economicamente e fisicamente alla gavetta. Qualcosa di molto simile alla condizione dello "schiavo di Boris"
- Chiudere il periodo della gavetta. Evitare la sua "eternazione"
- L'esame di stato. Passarlo con dignità, senza viaggi della speranza a... Vattelapesca.
- Trovare "committenti" (possibilmente esterni alla cerchia familiare)
- Convincerli ad iniziare il lavoro (evitando rimandi quinquennali e tentennamenti)
- Concludere il lavoro, evitando di vomitare per le modifiche volute dal committente
- Farsi pagare il lavoro
- Farsi pagare un corrispettivo orario maggiore di quello percepito dalla domestica/badante della nonna
Nella realtà, è molto più facile e talvolta conveniente ottenere mansioni, lavori od occasioni che poco o nulla hanno a che fare con l'Architettura... e si finisce per svolgere un lavoro del tutto diverso. Nel settore architettura, c'è chi resiste di più, chi di meno. Ma presto o tardi... le poche certezze e il poco stipendio del lavoro di supplente in educazione tecnica, in una qualunque scuola media, appariranno agli occhi del non più neo.architetto, come un paradiso.

10 commenti:
E' una carriera più difficile ed incerta di quanto non avrei osato supporre nel momento in cui mi iscrissi all'Università.
Condivido le riflessioni espresse per punti, purtroppo reali quanto comiche. Generalmente, è un lavoro riservato a caste generazionali, che sono le uniche a ricavarci utili da subito dopo la laurea, grazie all'interesse parentale che permette di costruire rapidamente un CV degno di questo nome. Per tutti gli altri (a parte le dovute e, perchè no, geniali eccezioni) si prospetta un lavoro da disegnatore CAD a tempo indefinito e con condizioni pari a quella di diplomati con analoga mansione nello studio. Chi può si colloca presso enti pubblici sperando di far progressivamente carriera... gli altri si limiteranno, nel tempo, a decidere i colori di casa propria, mogli e mariti permettendo, per dar libero sfogo alle frustrazioni di un professionista che poteva essere ... e non è diventato, costretto a far altro per sopravvivere. Almeno in Italia.
Non sono architetto ma nella mia cerchia di amici e parenti ce ne sono diversi. Obiettivamente pensare la professione come una volta è impossibile. Escludendo due o tre figli di, gli altri o l' affiancano all' insegnamento o ad altre attivitò. Molti alla comunicazione pensando sia la nuova frontiera del soldo facile invece è proprio il contrario.
Credo però di debba anche recitare un mea culpa. Vedo che molti stanno fermi ad aspettare,senza proporsi, e vedo che pochi sanno lanciarsi sulla concretezza. Purtroppo, e bisogna ammetterlo, un neo architetto appena uscito dall' università non sa nulla di utile.
Spesso sono anche impreparati. Sanno parlarti di Gropius ma non distinguono una casa anni 30 da una anni 60. E questo è un grosso limite.
hai fatto benissimo tu ad andare in svizzera...
per mia personale esperienza posso dirti che il mio studio, assieme a un altro di enorme fama, ha vinto nel 2000 il concorso per la nuova sede di una facoltà nel Sud. Inutile dire che a noi, pur avendo fatto il progetto in toto, spetta una piccolissima, ridicola cifra.
E vabbè, questi erano gli accordi.
Ma il bello è che la Regione ha pagato poche settimane fa.
Con solo nove anni di ritardo.
La mia conclusione è che emigro anche io. Ho viaggiato il mondo, e ho colleghi sparsi un po' ovunque.
Il paragone non regge con l'Italia.
A partire dal conflitto di interessi delle figure professionali. Geoametra, Ingegnere, Architetto(?) con laurea triennale.
Per arrivare alla mancanza culturale del riconoscimento della nostra professionalità.
Perchè la committenza ci sarebbe, ma non si ritiene utile ricorre all'architetto.
In questi anni si sono realizzati migliaia di mc intorno a Roma...di palazzine tutte uguali...
Chiudo qui se no non la finisco più.
Complimenti per il blog e in bocca al lupo.
@anonimo 01: Concordo. Che la carriera sia difficile, beh, mi pare il minimo. Nulla di utile, è facile. Ma la difficoltà deve essere intrinseca al percorso stesso... al conoscere la materia e la professione.
Se nel mondo del lavoro (quanto odio questa espressione...) occorrono Caddisti, beh, che si formino solo caddisti e basta!
@Simone idro Ariot: Ah...! Se l'impreparazione si relazionasse solo alla distinzione cronologica delle opere... sarebbe un gran bel passo avanti!
Ma qui la difficoltà è riuscire a far disegnare una scala in planimetria nel modo corretto.... e non è solo un problema di Architettura. Dalle Facoltà italiane escono torme di innocenti "zappe" (condizionate dal sistema scolastico e dai genitori) che a stento riescono a trovare l'Italia sul mappamondo. Il frutto delle tesi curriculari, compilative e del 23 fisso.
@Anonimo 02: ma quanti anonimi! E' un problema tecnico di Blogger oppure una preferenza per tutelarsi? Comunque sia, apprezzo i vostri commenti. La Svizzera è un placebo. Emigrare per poi tornare. Ed applicare il nuovo modo di pensare... eppure l'Erasmus in Italia lascia sempre posti vuoti. Quanto farebbe bene un anno di studi esteri obbligatorio...
Buona fortuna!
Post deprimente ma vicino alla realtà dei più... le alternative che si pongono ad un neolaureato sono proprio queste. In bocca al lupo per la tua "missione" in svizzera!
La sovrapposizione con altre categorie professionali è uno dei problemi maggiori, ma inizio anche a pensare che in Italia ci formino tanti, troppi laureati, più di quanti ne richieda il mercato.
bene, che dire di piu?
le prospettive sono enumerate in modo esauriente e tragicomico ma purtroppo rispecchiano la realtà.
riguardo la purtroppo ingranata politica delle carriere "generazionali" e dei "calci in culo" ormai onnipresente in italia ho la mia opinione chiaramente estremistica e che esterno solo dicendo che ne abbiamo le scatole piene, per essere educato.
Per chi alza la testa e se ne rende conto un po prima della fine degli studi che le cose stanno così l'unica alternativa è: emigrare appunto, compiendo uno sforzo doppio o triplo rispetto a chi sceglie, per comodità o paura di cambiare, una delle opzioni da te riportate.
perchè fare parte di questo circolo vizioso così culturalmente radicato e contro il quale il singolo può nulla è quantomeno degradante:
uno smacco all'intelligenza di chi ha le carte in regola e le vuole usare.
emigrare per tornare?
se ne può parlare, ma per ora dico..emigrare :)
La mia esperienza, a 6 anni dalla laurea e 5 dall'abilitazione, mi porta ad affermare che ci sono solo 3 vie per fare l'Architetto in Italia:
1- essere figlio di...oppure nipote et similia (anche parente acquisito va bene...)
2- essere veramente un genio...ma con le spalle coperte da papà..sennò non si fa molta strada lo stesso
3-buttarsi in politica, il che viene assai meglio se si vive in provincia ed in centri di piccole o medie dimensioni..
Chi non può o non vuole percorrere una delle strade sopra citate se è bravo e si impegna si può riciclare a fare il tecnico progettista in qualche studio di ingegneria...(leggi caddista più o meno consapevole)
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